Sigmund Freud

di Lunedì, 05 Maggio 2014 - Ultima modifica: Mercoledì, 21 Maggio 2014

Fra gli ospiti più illustri che soggiornarono a Lavarone vi fu il fondatore della psicoanalisi.
Sigmund Freud fu un grande amante della montagna e un grande viaggiatore. I viaggi furono, insieme alla psicoanalisi e all’archeologia, una sua grande passione. Così non è un caso che la mèta preferita fosse l’Italia. Il viaggio verso sud, infatti, rappresentava la possibilità di sperimentare queste tre passioni contemporaneamente.

Durante i numerosi viaggi intrapresi tra il 1895 e il 1923, Freud toccò molte volte anche il Trentino, allora provincia dell’Impero Austro-Ungarico.
In famiglia Freud si era riservato personalmente il compito della scelta della località di villeggiatura dove trascorrere le vacanze estive. Era un compito che il celebre psicoanalista svolgeva con estrema serietà e minuzia, lasciando ad altri membri della famiglia i dettagli più tecnici dell’organizzazione. Come ricorda il figlio Martin nel libro di memorie Mio padre Sigmund Freud (Il Sommolago, 2001), la preparazione di ogni viaggio “divenne un’autentica arte” per il grande psicoanalista, il quale “ogni anno vagava come un esploratore per le montagne in cerca del posto più bello dove soggiornare con la famiglia". Così anche la scelta di Lavarone non fu casuale. Racconta ancora il figlio Martin: “[…] un amico dello zio Alexander (il fratello di Freud n.d.r.), anch’egli ebreo di Moravia e coetaneo di nostro padre, eraun poeta di grande talento ma di scarsa fortuna. Abitava in un modesto alloggio ed era gravemente ammalato. Papà e Mathilde gli fecero visita proprio quando era tanto grave che ormai non gli restava molto da vivere […]Fu in questa occasione che il poeta esclamò con tono melanconico: “Se solo potessi ancora una volta rivedere il citiso (maggiociondolo n.d.r.) fiorire a Lavarone!” Papà chiese: “Dove si trova Lavarone?” E il poeta improvvisò una descrizione così toccante che Mathilde non poté scordare mai più le sue parole”. E’ in questo modo un po’ romanzesco e forse anche un po’ sentimentale che il fondatore della psicoanalisi apprese dell’esistenza di Lavarone.
Qualche anno più tardi, e precisamente nel 1900, nel corso di un viaggio nel Tirolo meridionale in compagnia della cognata Minna e trovandosi a poca distanza da Lavarone, Freud si ricordò del consiglio del poeta e decise di visitare il luogo, trattenendosi per pochi giorni, dal 29 agosto al 3 settembre. Così Freud descrive in una lettera alla moglie Martha quel suo primo soggiorno: “L’accoglienza e il trattamento premuroso, la buona cucina, la tranquillità preziosa, la stupenda pineta, da noi scoperta mezz’ora dopo, le sorprendenti passeggiate che portano a sempre nuove Lavarone, il benessere fisico che deriva da tutto questo ci hanno talmente conquistato che ripartiremo da qui solo assai di mala voglia… Perché dunque abbandoniamo questo posto ideale per bellezza e tranquillità e ricco di funghi? Solo perché ci resta solo ancora una breve settimana e il nostro cuore, come si è visto volge al Sud, verso i fichi, i castani, l’alloro e i cipressi, case con balconi, antiquari e simili” (tratto da Sigmund Freud, Il nostro cuore volge al sud. Lettere di viaggio. Soprattutto dall’Italia (1895-1923), Bompiani 2003).
Freud ritornerà a Lavarone con la famiglia nel 1906. Racconta ancora Martin Freud: “I progetti per le vacanze del 1906 erano alquanto ambiziosi perché ci saremmo allontanati da Vienna più di quanto non fosse accaduto prima. Ci saremmo recati in un paese di montagna all’estremo sud del Tirolo, a Lavarone, in Valsugana, consapevoli che probabilmente la nostra sarebbe stata la prima famiglia viennese a trascorrere colà le vacanze”. La vacanza dei Freud sull’Altopiano durò due mesi. Quale luogo di soggiorno fu scelto l’Hotel Du Lac, un albergo nuovissimo (costruito tra il 1902-1903) affacciato sullo specchio del lago sottostante. Nei ricordi del figlio Martin le giornate trascorrono serene fra i bagni nel piccolo lago, le escursioni sui monti circostanti, le gite nelle località vicine, quali Caldonazzo, Molveno, Trento, Sirmione e il lago di Garda, le conversazioni con gli altri ospiti dell’albergo, gli incontri con le truppe austriache che si stavano addestrando nella zona, le visite degli amici e dei ‘discepoli’, fra cui Otto Rank e Sandor Ferenczi, Ernst Jones, e il futuro premio nobel per la medicina, l’ungherese Robert Barany. Proprio durante questo primo soggiorno lavaronese, Freud compose Il delirio e i sogni nella “Gradiva” di Wilhelm Jensen, prima compiuta analisi psicoanalitica di un’opera letteraria, assunta ben presto a paradigma del rapporto arte-psicoanalisi. La materia, più che mai propizia a confermare le teorie che Freud era venuto elaborando negli anni antecedenti, era offerta dalla novella Gradiva, pubblicata dallo scrittore tedesco W. Jensen nel 1903. Per ricordare l’occasione della composizione dell’opera, il 9 luglio 1994 il Comune di Lavarone ha intitolato ufficialmente “Passeggiata Gradiva” il viale pedonale lungolago sottostante la strada provinciale.
La vacanza del 1906 fu così piacevole che i Freud ritornarono anche nel 1907, soggiornando nello stesso albergo per un mese. A conclusione della vacanza, verso la fine di agosto, Freud proseguì il suo viaggio verso il Sud, toccando Fiesole, Firenze e infine Roma.
La Grande Guerra giunse a interrompere i frequenti viaggi in Italia. Freud ritornò a Lavarone solo a conflitto terminato, nel 1923. Fu un viaggio in terra straniera, poiché dopo la conclusione della Grande Guerra il Trentino era divenuto provincia italiana. Molte cose erano cambiate e molte ancora sarebbero mutate negli anni successivi. Al contrario delle precedenti, la vacanza del 1923 fu un mesto soggiorno, funestato dal dolore per la perdita del nipotino e dalle preoccupazioni per la grave malattia diagnosticatagli in quello stesso anno, rivelatasi in tutta la sua drammatica realtà.
Nel 1979 la Società Psicoanalitica Italiana con la mediazione di Cesare Musatti, un altro illustre psicoanalista frequentatore della vicina località di Serrada (Folgaria), per onorare e ricordare la permanenza di Freud sull’Altopiano ha provveduto ad affiggere una lapide commemorativa sulla facciata dell’Hotel Du Lac, che più di settant’anni prima aveva ospitato il fondatore della psicoanalisi.

Dal 1990 il Comune di Lavarone in collaborazione con il Centro Studi di Psicoanalisi Applicata Gradiva, appositamente istituito nel 1991, la Provincia Autonoma di Trento, la Società Psicoanalitica Italiana e la locale azienda per il turismo promuove un insieme di manifestazioni volte a commemorare questo illustre ospite dell’Altopiano. In particolare ogni anno durante la seconda settimana di luglio Lavarone ospita il convegno “Le frontiere della psicoanalisi”, durante il quale viene assegnato il “Premio Gradiva – Lavarone”, giunto quest’anno alla 9° edizione. Completano il programma della settimana la Mostra dell’editoria psicoanalitica, la Rassegna libraria e la Rassegna Cinematografica. A questo importante appuntamento annuale si aggiungono i seminari tematici organizzati in vari periodi dell’anno dal Centro Studi in collaborazione con l’Università di Padova.

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