Le Chiese

di Lunedì, 05 Maggio 2014 - Ultima modifica: Mercoledì, 21 Maggio 2014

Numerose sono le testimonianze di pietà popolare sparse sull’Altopiano. Capitelli, edicole, croci votive in pietra o legno, eretti spesso lungo gli antichi percorsi rogazionali, sono presenti pressoché in tutte le frazioni e lungo molti dei sentieri e delle strade che le collegano.Alcuni di questi segni di devozione sono piuttosto recenti. Quelli di più antica erezione sono stati ricostruiti nella maggior parte dei casi sul luogo dei precedenti.

Lavarone del resto ha una storia ecclesiastica molto antica. La prima testimonianza di un edificio sacro risale al 1278. Quest’antica chiesa sorgeva nel luogo dell’attuale chiesa di S. Floriano, tuttavia l’odierno edificio nato per giustapposizioni e accrescimenti successivi conserva ben poche testimonianze della lunga storia di cui è stato protagonista.
La prima fabbrica, costruita con l’abside rivolta verso est, come si usava anticamente, occupava l’attuale cappella della Vergine e doveva essere sufficiente per la popolazione allora presente sull’Altopiano, prevalentemente concentrata nella villa di Chiesa. Fin dalla sua fondazione dipese dalla parrocchia di Calceranica; entrambe erano inserite nel territorio ecclesiasticamente soggetto al vescovo di Feltre. Il confine dei tre vescovadi di Feltre, Padova e Trento si trovava anzi proprio nella parte meridionale del territorio di Lavarone, nel punto indicato dalle cosiddette Tre Mitrie, poco più a sud della frazione Piccoli. Il luogo dove le tre diocesi venivano a congiungersi era contrassegnato simbolicamente da tre grandi massi addossati (le Tre Mitrie appunto o Tre Vescovi), tuttora esistenti, ciascuno dei quali rappresentava una delle tre diocesi e recava un’iscrizione ormai resa illeggibile dai guasti del tempo.
Nel 1490, pochi anni dopo la dedizione di Lavarone a Venezia, con una decisione forse suggerita dalla Serenissima, il vescovo di Feltre dichiarava il rettore di S. Floriano indipendente dalla parrocchia di Calceranica, con l’unico obbligo di riconoscerla chiesa matrice. Questa situazione in realtà durò solo pochi anni, forse per l’incapacità del paese di costituire una congrua dotazione per il mantenimento del sacerdote. L’elevazione a parrocchia arrivò infatti nel 1667, mentre solo nel 1786, a seguito della ridefinizione delle circoscrizioni ecclesiastiche voluta dall’imperatore Giuseppe II, Lavarone passò alla diocesi di Trento. Nel frattempo le aumentate esigenze della popolazione avevano portato nel 1520 ad un primo ingrandimento della chiesa, mediante il prolungamento verso ovest (in direzione dell’attuale cappella di S. Antonio) della piccola cappella originaria.
Tra il 1837 e il 1840 seguì un nuovo intervento che conferì alla chiesa l’aspetto attuale. La necessità di accogliere un numero sempre più vasto di fedeli comportò infatti lo spostamento verso nord del presbiterio e il prolungamento verso sud della navata. Dell’antica chiesa rimane a tutt’oggi solamente un affresco sulla volta della cappella della Madonna, risalente al XVI secolo, riportato alla luce nel 1914 in occasione del rifacimento dell’intonaco.
Anche la chiesa di Cappella, dedicata a S. Maria Assunta, è il frutto di una ricostruzione, in questo caso integrale, risalente ad anni molto recenti (1943-1947).
Nel 1759 il vescovo di Feltre aveva accolto le richieste dei masi più lontani dalla parrocchiale (Gasperi, Longhi, Magrè, Acari, Sosteri, Lenzi, Nicolussi, Birti, Rocchetti e Gionghi) di poter disporre di una propria chiesa ed aveva pertanto concesso a questi l’erezione di una cappella dipendente da S. Floriano, cui veniva riconosciuto diritto di tabernacolo, sacro fonte e cimitero. I lavori di costruzione del nuovo edificio, per il quale fu scelto un luogo baricentrico e comodo a tutti, corrispondente all’attuale frazione di Cappella che di qui ha poi tratto il nome, iniziarono pressoché subito. Fu così progettata l’edificazione di una nuova, grande chiesa che di fatto non fu mai completata. Di questa venne infatti sempre usato solamente il presbiterio, separato e chiuso dal resto della fabbrica da una serrata di assi. La cappella limitata dunque al solo presbiterio venne completata solo nel corso degli anni Trenta del secolo XIX, mentre le mura del corpo originario dell’edificio mai utilizzato furono abbattute. Le foto di fine Ottocento e d’inizio Novecento ci danno un’idea dell’antica chiesa: sul luogo dell’attuale, si ergeva solitaria, stagliandosi nello spazio vuoto circostante, ben visibile anche da lontano.
Nel 1943 cominciarono i lavori di costruzione della chiesa attuale, che sarebbe sorta più arretrata rispetto alla piazza. Il nuovo edificio, ad un’unica navata con soffitto ligneo a cassettoni ed ampia abside, fu completato nel 1947.

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